Ospiti di noi stessi. Il diritto di riscrivere la propria storia.

“A volte mi sento ospite della mia stessa esistenza. Una bella cornice, senza quadro dentro.”

Con questa testimonianza prende vita il mio nuovo progetto editoriale: Salotto di Confronto, uno spazio di dialogo mensile per chi desidera condividere riflessioni, dubbi, domande esistenziali.

“Mi guardo intorno e vedo una vita che molti definirebbero invidiabile: un compagno che mi ama, una casa curata, amici veri, libertà economica che consente possibilità. Eppure, spesso, in questa vita dai contorni levigati, avverto di non appartenere.
Ci sono giorni in cui mi guardo allo specchio e mi sento un’estranea: come se vivessi in affitto dentro la mia stessa vita.

La mia adolescenza è stata travagliata. Ferite e responsabilità premature mi hanno costretta a crescere in fretta, bruciando tappe. Ora che adulta lo sono davvero, sento il desiderio di tornare indietro, di recuperare ciò che non ho potuto vivere.
Le scelte importanti sono arrivate in ritardo, mentre i miei coetanei avevano già costruito carriere e identità. Io mi sento ancora sospesa, in cerca di un posto per la mia individualità.
Ho tutto, eppure mi manca l’essenziale: la mia interezza. Mi sento come un puzzle incompleto, a cui mancano i pezzi fondamentali.”

La replica di Altea

Trovo la manifestazione della tua fragilità un gesto potente, sinceramente meraviglioso. Un atto di cura verso te stessa, audace, raro, che sfida la comodità dei tuoi agi e la sicurezza rassicurante delle tue pareti domestiche.

È la prova che sei viva, protagonista di te stessa anche quando non lo percepisci. Ti muovi, invisibilmente, lungo un sentiero senza traguardi definiti. Un percorso alternativo. Insolito. Diverso.

Ora, definiamo diversità: mancanza? Limite? Impossibilità? Travaglio? Discriminazione? Esclusione?

Nulla di tutto ciò. La diversità è una risorsa.

È quel graffio sulla superficie lucida della vita che la rende unica.

È quel dettaglio sottile, imperfetto, che ti rende insostituibile.

È quel maglione con il buco, intriso di ricordi, che non puoi buttare: se lo facessi, feriresti anche te stessa.

La normalità di un vuoto invisibile

Quella che sembra una condizione rara è, in realtà, esperienza comune.

Molti si svegliano ogni mattina con la sensazione di vivere per inerzia: non mancano comfort e affetto, ma manca la pienezza interiore che ci fa sentire protagonisti e non spettatori. È come recitare un copione scritto da altri. È come abitare da ospiti dentro la propria esistenza.

La società ci suggerisce un orologio universale: studiare a vent’anni, costruire a trenta, consolidare a quaranta. Chi devia da questo schema si percepisce “in ritardo”.

Ma chi ha deciso che il tempo degli altri debba valere più del nostro?

Perché dovremmo comprimerci dentro spazi che non abbiamo scelto, solo per conformarci a un sistema?

Ci convinciamo che, adattandoci all’identikit dell’uomo o della donna di successo, la nostra vita acquisterà linfa e significato. Che lì troveremo la tanto declamata e abusata  “felicità”.

Eppure, scopriamo di essere stati traditi. Senza colpevoli a cui imputare la frode.

La gabbia dorata

Avere tutto può diventare una gabbia dorata che ci toglie perfino il diritto di dire “mi manca qualcosa”.

È come trovarsi su un palcoscenico: le luci si accendono, il pubblico applaude, tutti vedono in noi l’attrice perfetta. Ma dentro sappiamo che stiamo recitando una parte che non ci appartiene.

Non vibra, non pulsa, non racconta la nostra verità. È la sceneggiatura di un mondo estraneo che ci ha scelto come interpreti senza chiedere il nostro consenso.

E allora il dubbio si fa feroce: “Se non sono io l’autrice della mia storia, chi lo è?”

Molte vite scorrono così. Commedie ben recitate, ma senza autenticità. Gli altri vedono successo, realizzano giudizi, misurano i risultati, mentre dentro di te il vuoto si allarga, come un’ombra che non puoi dissipare.

È la distanza tra ciò che gli altri vedono e ciò che tu senti, tra l’immagine costruita e la vita reale, tra la parte che interpreti e l’essere che sei.

Ed è proprio in quella distanza che, se la ascolti, puoi iniziare a scrivere la tua storia.

La svolta possibile: da ospite a padrona di casa

Spesso, la paura affiora proprio in quel punto nevralgico, all’attimo prima della svolta.

Scegliere di affrancarci da una condizione nota, per quanto soffocante, significa osare oltre il confine dell’abitudine: significa rischiare di spezzare l’immagine che gli altri hanno di noi, per riscriverla con la nostra mano.

Essere ospiti della propria esistenza non è una condanna eterna. È un invito. Un campanello che ci avverte: è tempo di reclamare la nostra stanza, il nostro spazio, il diritto di scegliere.

Il passaggio da ospite a padrona di casa richiede fatica e coraggio. Significa spezzare l’immagine che gli altri hanno di noi, per riscriverla con la nostra mano. Fa paura: perché potremmo non piacere più. Perché potremmo essere meni visibili, meno accolti, meno riconosciuti. Perché il nuovo terreno è incerto, solitario, inesplorato.
Ma lì si trova la libertà autentica.

Non è l’estetica della vita che conta, ma la sostanza che coltivi intimamente.

Puoi sentirti numericamente inferiore, solo tra tanti, eppure possedere strumenti ineguagliabili, armi segrete che attendono solo la giusta occasione per essere utilizzate. 

Non importa se hai iniziato tardi. Non importa se senti di aver perso occasioni. La vita adulta resta un campo fertile: puoi seminare, scegliere, riorganizzare.
Ogni passo, anche piccolo, ogni decisione guidata dall’autenticità è già un atto di potere.

Non confrontarti con il ritmo degli altri: osserva il tuo cammino, coltiva la tua forza, scegli il tuo passo.
Non sei destinata a restare ospite. Puoi diventare padrona.

La tua occasione arriverà.

Apriamo il confronto

Vi siete mai sentiti ospiti della vostra vita? Vi è mai capitato di dover apparire forti e risoluti mentre dentro il cuore cedeva?

In questo Salotto non ci sono giudizi, solo verità da condividere.

Scrivetemi a sincerelyaltea@gmail.com

Qui le vostre parole possono diventare luce, voce, testimonianza capace di aprire nuove possibilità.

Perché nessuno dovrebbe restare spettatore della propria esistenza.

Per approfondire

Per un ulteriore approfondimento, ti invito alla lettura di C’è un tempo per ogni cosa, che affronta il tema da una prospettiva complementare.


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