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Benvenuti in Legami di sangue.
Qui la scrittura si fa intima, si piega verso l’autobiografia e diventa specchio. Non semplice racconto di sé, ma indagine sul vincolo invisibile che lega memoria, identità e destino.
Ogni parola è un filo che intreccia il personale con l’universale, l’esperienza con la riflessione.
Non confessione, ma ricerca.
Non nostalgia, ma sguardo che scava nel presente attraverso le tracce del passato.
To write the self is to confront the Other within.
Legami di sangue is where memory becomes inquiry.
Legami di sangue è uno spazio riservato agli iscritti, un luogo intimo dove la scrittura diventa esplorazione profonda.
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In ogni epoca che celebra la performance come destino, l’idea che “volere è potere” diventa la più elegante delle illusioni: ci viene offerta come verità generazionale, tra volontà, disciplina e merito. Ma questa promessa nasce dal privilegio e produce più frustrazione che libertà. Dentro questa crepa culturale riaffiora un ricordo che ancora mi attraversa.
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Ogni famiglia custodisce una grammatica del consenso. Stabilisce chi parla, chi tace, chi deve restare in ombra. Disobbedire a quell’ordine significa svelare le sue gerarchie di potere, rompere la linea del genere e delle apparenze, mettendo a nudo la natura più fragile – e insieme più strutturale – del potere affettivo.
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Il rancore rappresenta un’illusione cognitiva: il rifugio di chi presume di possedere il controllo, riducendo la vita a un calcolo strategico. Ma i legami non rispondono a schemi programmati: sono sistemi complessi, soggetti a scosse imprevedibili, dove la sopravvivenza non dipende dall’astuzia, bensì dalla capacità di trasformare, ricominciare, lasciar andare.
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Quando l’uovo si schiude e ci riveliamo per ciò che siamo, ci confrontiamo con il rischio di perdere consensi, semplicemente per non aderire ai pronostici altrui. È possibile vivere in libertà senza sacrificare l’appartenenza, o è davvero inevitabile che la verità di sé comporti il distacco dai legami di origine?




